I Dogon la Falesia e le Stelle

I Dogon sono un popolo antico ed affascinante che vive in un luogo unico al Mondo: la Falesia di Bandiagara, un’immensa roccia che sorge dalla savana estendendosi per circa 200 km.
Dall’alto guardando in basso si contempla un paesaggio mozzafiato dalle sconfinate sfumature, mentre sulla falesia da un’ampia vallata verde e florida si scoprono grotte misteriose, costruite secoli fa dai Tellem per vivere riparati dagli animali feroci e oggi utilizzate dai Dogon come tombe.

Eduard Garcia
© Eduard Garcia

Un luogo che per la sua bellezza richiamava milioni di turisti ogni anno, fino a circa quattro anni fa, quando è iniziata la guerra, che tuttora non lascia il Paese.
Il turismo era attratto anche dalla fama esoterica dei Dogon, conosciuti infatti, attraverso l’antropologo Marcel Griaule, per avere scoperto sbalorditivi misteri cosmologici e leggi metafisiche, forse grazie a rapporti con alieni o attraverso i loro poteri magici.
E il turismo era il loro principale sostentamento, per il quale un popolo di grande dignità e fierezza metteva in disparte anche il proprio orgoglio e il rispetto per la propria preziosa cultura, a favore della sopravvivenza.
Falso e vero: guide turistiche abilitate e non; artigianato più o meno autentico, porte e finestre strappate dalle abitazioni per essere vendute ai turisti, che ne vanno pazzi.
Foto solo in cambio di denaro (ma meglio così che il vizio dei ritratti rubati senza permesso, nascondendosi o usando l’assoluta indifferenza per imbrogliare la vittima della fotografia…perché conoscerla, parlarci e poi chiederle il permesso è troppo lungo e faticoso!).
Danze rituali che non sono più tradizionali, perdono la loro AutEt(n)icità perché messe in piedi appositamente per i turisti. Bambini che invece di andare a scuola chiedono regali ai ricchi bianchi venuti da ricchi Paesi lontani, che sono soliti portare caramelle ai bimbi “poveri”…

bambini mali abbraccio amici
© Margherita Mansuino

Ricordo il mio sollievo, durante un viaggio di quattro anni fa, nel vedere come cambiava il panorama lasciando le zone più turistiche. La gente diventava più accogliente e vera, la loro dignità riemergeva con forza, la loro semplice e dura vita tornava ad essere quella che il cielo lo osserva solo per capire quando è il periodo migliore per seminare e quello per raccogliere, o per avere un minimo di speranza che la pioggia arrivi. E’ una sopravvivenza difficoltosa e fragile, ma più pura. E chi viaggia per conoscere, per incontrare, per migliorare la propria vita e quella degli altri, è questo che cerca: la realtà. Non le farse nate dalla miseria, che vanno incontro al piacere di chi viaggia per sfruttare senza alcuna voglia di capire.
Per conoscere le numerose le tradizioni dogon e le credenze animiste che li legano alla Terra con radici ben profonde, bisogna essere dotati di apertura, rispetto e umiltà. E soprattutto non bisogna attendersi di poter entrare completamente nel loro mistero.
Perché le stelle sono uguali per tutti, ma per ogni etnia hanno segreti diversi.

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